Il rugby mi ha tolto dalla strada

La Storia del Rugby, le sue Tradizioni, le Leggende, attraverso documenti, detti, racconti, aforismi.

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Re: Il rugby mi ha tolto dalla strada

Messaggio da L3gs » 23 set 2009, 21:15

Sul comportamento degli spettatori in quel giorno - mi riferisco ai moccoli per il mancato sfruttamento del 2vs1 con successiva ed inconscia, da parte di un uomo di prima linea, formazione della maul - ci sarebbe da aprire una parentesi piuttosto lunga.
Non mi dilungherò, portando solamente all'attenzione che nell'anno del signore 1979, Rovigo era all'apice dei riflettori su di essa puntati dal rugby italiano. Non a caso il "Battaglini" era la casa della nazionale, la Scala del rugby italiano; e non a caso il pubblico aveva un palato piuttosto fino, con i colori rossoblu accompagnati da Sanson, il primo sponsor consistente che una squadra di rugby potesse vantare nel bel paese (assieme ad Algida).

Per spiegare il clima da rugby di alto profilo che si respirava sulle tribune, è da ricordare come da un punto di vista tecnico fossero stati a Rovigo in pochi anni (1974-77 e 1977-79) due tecnici tra i migliori al mondo:

- Julien Saby, il grande vecchio di Grenoble, osteggiato in patria per i suoi trascorsi durante la guerra, aveva trovato in Italia un dolce esilio, divenendo un padre del rugby italiano e stabilendo una vera scuola tecnica nel capoluogo, grazie alla quale in Polesine si sono formati tecnici, dirigenti e giocatori per i 15 anni a venire.
- Nell'estate del 1978 gli era subentrato il più grande tecnico al mondo del momento, Carwyn James.

Sul poeta di Cefneithin due o tre cose voglio dirle. Nonostante l'affetto che i suoi giocatori gli tributano ancora oggi, non è poi vero che nel Rovigo di James si vedeva poco la mano del gallese e che quella era una squadra che giocava a memoria sui dettami di Saby.

Chi ha visto giocare il Rovigo di James sa benissimo che quella squadra faceva qualcosa che Saby non sarebbe mai stato in grado di insegnarle: giocava un rugby totale, con le terze linee mescolate ai trequarti ed un pack dinamicissimo, che poneva le basi per un gioco aperto sempre in avanzamento; un pack che nelle mischie spontanee vedeva in Giuseppe Favaretto il pivot per la magnetica 'gira' rossoblu.

Non va infatti dimenticato che James è da considerare uno dei padri del gioco moderno, assieme al neozelandese Fred Allen, a Pierre Villepreux (che ne estremizzerà i concetti) ed all'australiano Bob Dwyer.

Dopo un primo anno in cui Rovigo pagò alla lunga la preparazione fisica, impostata ancora sul modello-Saby e che portava i rossoblu a cali vistosi nella seconda parte di campionato (lo scudetto perso ad Udine ha questa precisa motivazione), nel secondo anno James dimostrò che - utilizzando semplicemente i giocatori che aveva a disposizione ed affidandosi al giovanissimo Bettarello in regia, in luogo del defezionario gallese Bernard Thomas - poteva far giocare il Rovigo con lo stesso piano gioco dei suoi Lions, per la prima volta nella storia vittoriosi in Nuova Zelanda nel 1971. Con ovvie proporzioni di velocità, fisicità e ritmo, s'intende.
NO ALLO SPOSTAMENTO DEL MONUMENTO DEDICATO A MACI BATTAGLINI!:

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Re: Il rugby mi ha tolto dalla strada

Messaggio da GRUN » 24 set 2009, 9:10

Caro L3gs, tanto un abbraccio ed un'esortazione a scrivere di De Anna. Poi, il resto.
Brutta pellaccia rovigotta, tu a parlarmi di Allen, James, Dwyer, Villepreux porti il gatto in pescheria... Prometto che ci torniamo, su quei signori e su quei tempi, perché nel corso di quell'arco temporale il gioco ricevette un incredibile numero di stimoli cognitivi, di propulsioni, di riflessioni e di esiti che ne avrebbero ridisegnato il profilo.
Però, prima, vorrei tornare sulle tribune del Battaglini e sui palati fini dei tifosi rodigini, raccontandoti un episodio a me narrato da quel disgraziato di Yary. Partirò da lontano, da un pullmann che accese il motore a Frascati.

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Re: Il rugby mi ha tolto dalla strada

Messaggio da yary » 24 set 2009, 13:01

MARCOGRUN ha scritto:Caro L3gs, tanto un abbraccio ed un'esortazione a scrivere di De Anna. Poi, il resto.
Brutta pellaccia rovigotta, tu a parlarmi di Allen, James, Dwyer, Villepreux porti il gatto in pescheria... Prometto che ci torniamo, su quei signori e su quei tempi, perché nel corso di quell'arco temporale il gioco ricevette un incredibile numero di stimoli cognitivi, di propulsioni, di riflessioni e di esiti che ne avrebbero ridisegnato il profilo.
Però, prima, vorrei tornare sulle tribune del Battaglini e sui palati fini dei tifosi rodigini, raccontandoti un episodio a me narrato da quel disgraziato di Yary. Partirò da lontano, da un pullmann che accese il motore a Frascati.
Puoi inserire nella narrazione di quel famoso viaggio un episodio che nessuno dei passeggeri di quel torpedone non dimenticherà mai,
eravamo sul'autostrada che portava da Padova a Rovigo (non vorrei sbagliare), siccè ad un certo punto la noia ci assalì visto che eravamo in viaggio da molte ore, qualcuno dormiva, qualcun'altro sonnecchiava, ma insomma la monotonia regnava anche perchè la pianura, a noi, abitanti di colline non è che ci ispiri molto.
All'improvviso un botto e il bus che continua quasi di traverso sulla carreggiata, era scoppiato un pneumatico e fortuna volle che l'autista era uno che di Kilometri ne aveva fatti molti per cui continuando a camminare aveva fatto si che la gomma non avesse preso fuoco. Ma questo ce lo spigò dopo, quando tutti gli domandavano il perchè lui non si fosse fermato immediatamente dopo lo scoppio.
Ve lo potete immaginare la paura, ma tutto è bene ci9ò che finisce bene.
Vedi Grun quante cose ho da raccontarti? Sarò mia diventato vecchio?

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Re: Il rugby mi ha tolto dalla strada

Messaggio da GRUN » 24 set 2009, 13:59

A Ersì, te possino...
I pullmann su cui venivano stipati squadre e tifosi erano, negli anni settanta e primi ottanta, oggetti di per sé meritevoli di narrazioni. E gli autisti che li guidavano o meglio, domavano, erano personaggi degni di menzione.
A L'Aquila i viaggi che portavano i tagliagole neroverdi in giro per l'Italia sono ricordati ancora oggi. Abbiamo già scritto delle furibonde gazzarre che scatenava Fulvio Di Carlo quando inseriva le "cassette" per creare il sottofondo musicale e degli effetti nefasti che Don Cherry e Charlie Parker producevano sui tre quarti abruzzesi. Abbiamo altresì più volte narrato delle discussioni che si accendevano tra i le prime linee ed i sudafricani quando si toccava il tema dell'apartheid. Ma non abbiamo mai detto delle scintille che venivano sprigionate dagli scambi di opinione tra il più leggendario degli autisti, Corrado, ed alcuni giocatori, specie Serafino Ghizzoni e Fulvio Di Carlo, sempre al centro degli accadimenti forieri di tempeste.
Corrado era uomo perbene ma suscettibile e non si poteva ritenere un fiero sostenitore della maieutica socratica né della dialettica hegeliana... Non gradiva quindi che dei giocatori di pallapizzuta (come la chiamava Aldo Giordani) gli insegnassero il mestiere. I suoi strali erano principalmente rivolti contro Ghizzoni, che, spaparanzato negli ultimi posti, guardando il soffitto o mezzodormicchiando gli diceva quale percorso seguire, quali strade percorrere per abbreviare il tragitto, a quali caselli uscire. Andava sempre a finire con Ghizzoni mandato in quella zona anatomica compresa tra ombelico e quadricipite, però lato b...
A dare manforte al campione di Tempera si aggiungeva l'ingegner Di Carlo, che metteva spesso in discussione le abilità professionali di Corrado; gli interventi di Fulvio erano però concitati di quelli di Ghizzoni e riuscivano sempre a scatenare bagarre degna dell'ultimo chilometro della Milano-Vignola. Anche il roccioso Fulvione veniva invitato ada espletare funzioni corporali qui non non indicabili per ragioni di buona creanza, oppure pregato di tornarsene a Rojo Colle, paese di origine della di lui famiglia...

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Re: Il rugby mi ha tolto dalla strada

Messaggio da GRUN » 24 set 2009, 16:01

In un'occasione però Corrado rischiò di sostituire l'agnello sulle griglie di Paganica e di Rojo Colle. L'episodio si verificò in quel di Cogoleto, alla seconda giornata di andata del campionato 1982/83, girone A. La Scavolini L'Aquila, campione in carica, venne a far visita al neo promosso Vagabond Cus Genova. Il Cus aveva sempre avuto come campo di casa lo storico Carlini, sito nel quartiere di San Martino. Lo stadio versava però in pietoso stato di fatiscenza e da lì a poco sarebbero iniziati i lavori di ricostruzione dell'intero impianto, peraltro polivalente (molto polivalente, una gita nei sottofondi dello stadio avrebbe rivelato un brulicante universo formato da poligoni di tiro, pedane per la scherma, palestre per la lotta libera e greco romana, senza dimenticare la mefistofelica pista da ciclismo, con curve così ripide che per arrivare sul cordolo superiore bisognava munirsi di corda e piccozza...). La squadra genovese, dove giocavano Ieracitano, i fratelli Bertirotti, Selvaggio, tanto per citare qualche nome, scelse allora di giocare le partite casalinghe a Cogoleto. Per arrivare al campo, peraltro in erba e specificamente dedicato al rugby, della cittadina ligure bisognava però passare sotto un viadotto della ferrovia, avebte la volta assai bassa...
Vollle il caso che il pullmann scelto per trasportare gli aquilani dai rigori abruzzesi ai tepori rivieraschi fosse più tendente, in termini di tetto, alle alte che alle basse quote... Giunti in prossimità del ponticello alcuni giocatori, Fulvio Di Carlo in primis, esternarono fondati dubbi sulla capacità del mezzo di passare indenne. La risposta dell'autista la potete immaginare, comunque non è qui trascrivibile, stante la presenza nel forum di fanciulli...
Dodici secondi più tardi uno spaventoso stridere di lamiere ed un rumore di cemento grattuggiato annunciarono l'inevitabile sentenza: il pullmann era rimasto incastrato, col tetto compresso contro la volta e la porta anteriore destra a baciare il muro.

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Re: Il rugby mi ha tolto dalla strada

Messaggio da GRUN » 25 set 2009, 9:51

La situazione iniziò a degenerare. Mancava poco alla partita e la tensione era palpabile. Fulvio Di Carlo assunse un colorito verdognolo e cominciò a gonfiarsi, Cucchiella emise alcuni ruggiti e l'autista comprese che stava per andare a trovare Camillo Benso conte di Cavour e Tazio Nuvolari. Così sgranò inverosimile rosario di attenuanti: si dichiarò prigioniero politico, disse che aveva fatto il militare negli alpini, si spacciò per vegetariano, affermò di avere un parente al ministero dei trasporti e, non sapendo più che conigli estrarre dallo sfelpato cilindro, sostenne di avere dato un passaggio a Minnie, Topolino e Nilla Pizzi.
Servì a poco: solo un muro umano eretto dagli uomini di mischia impedì a Fulvio di impossessarsi delle orecchie dello chaffeur... Questi, in preda al panico, suggerì allora uno dei più pietosi escamotages mai uditi: alleggerire il pullmann dal peso delle borse dei giocatori e delle maglie. Qualcuno scese dalla porta posteriore e provvide all'operazione, che diede però esito infelice.
Si era in pieno delirio, anche perché nel frattempo si era formata una lunga coda di automobilisti, che volevano raggiungere gli impianti sportivi (era infatti in programma una partita del campionato di promozione della locale squadra di calcio, che giocava su un campo adiacente a quello di rugby). Clacson, bestemmie, commenti da trivio, imprecazioni da suburra: a calmare gli esagitati venne mandato un dirigente accompagnatore, che si rivolse agli astanti in aquilano e rischiò il linciaggio. Si decise così di spedire l'artiglieria pesante. Apparvero allora Fulvio in maglietta della salute e Cucchiella in canottiera, sembravano i figli incacchiati di Mario Brega e non sventolavano ramoscelli di ulivo...
Miracolosamente la loro epifania ammansì gli scalmanati, che si comportarono come i lupi quando incontravano Sant'Ermete. Una clima di serenità e collaborazione avvolse subitaneamente la frazione di Sciarborasca e pure i più bellicosi recuperarono anglosassone compostezza...

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Re: Il rugby mi ha tolto dalla strada

Messaggio da GRUN » 25 set 2009, 15:10

Il penoso incidente si risolse pochi minuti dopo, quando a qualche illuminato venne in mente di sgonfiare i pneumatici. Il pullmann in qualche modo uscì dall'incastro e, a piedi, gli aquilani raggiunsero gli spogliatoi, precipitandosi poi in campo quasi senza riscaldarsi. Per la cronaca (ero lì...) L'Aquila vinse 15-3, con meta, nel secondo tempo di Serafino Ghizzoni.

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Re: Il rugby mi ha tolto dalla strada

Messaggio da billingham » 25 set 2009, 17:15

MARCOGRUN ha scritto:Il penoso incidente si risolse pochi minuti dopo, quando a qualche illuminato venne in mente di sgonfiare i pneumatici. Il pullmann in qualche modo uscì dall'incastro e, a piedi, gli aquilani raggiunsero gli spogliatoi, precipitandosi poi in campo quasi senza riscaldarsi. Per la cronaca (ero lì...) L'Aquila vinse 15-3, con meta, nel secondo tempo di Serafino Ghizzoni.
ahahahahahahahah! fantastico Grun, veramente fantastico!
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Re: Il rugby mi ha tolto dalla strada

Messaggio da CapitanFracassa » 6 ott 2009, 10:41

L3gs ha scritto: Dopo un primo anno in cui Rovigo pagò alla lunga la preparazione fisica, impostata ancora sul modello-Saby e che portava i rossoblu a cali vistosi nella seconda parte di campionato (lo scudetto perso ad Udine ha questa precisa motivazione), nel secondo anno James dimostrò che - utilizzando semplicemente i giocatori che aveva a disposizione ed affidandosi al giovanissimo Bettarello in regia, in luogo del defezionario gallese Bernard Thomas - poteva far giocare il Rovigo con lo stesso piano gioco dei suoi Lions, per la prima volta nella storia vittoriosi in Nuova Zelanda nel 1971. Con ovvie proporzioni di velocità, fisicità e ritmo, s'intende.
Però con Saby il Rovigo vinse lo scudetto nel 1976 con un girone di ritorno in crescendo, con una grande rimonta culminata con la vittoria nell'ultima giornata in casa del Brescia (e si trattò in pratica di una finale, in quanto Brescia e Rovigo si presentarono all'ultima partita a pari punti in testa alla classifica)

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Re: Il rugby mi ha tolto dalla strada

Messaggio da L3gs » 8 ott 2009, 12:44

CapitanFracassa ha scritto:
L3gs ha scritto: Dopo un primo anno in cui Rovigo pagò alla lunga la preparazione fisica, impostata ancora sul modello-Saby e che portava i rossoblu a cali vistosi nella seconda parte di campionato (lo scudetto perso ad Udine ha questa precisa motivazione), nel secondo anno James dimostrò che - utilizzando semplicemente i giocatori che aveva a disposizione ed affidandosi al giovanissimo Bettarello in regia, in luogo del defezionario gallese Bernard Thomas - poteva far giocare il Rovigo con lo stesso piano gioco dei suoi Lions, per la prima volta nella storia vittoriosi in Nuova Zelanda nel 1971. Con ovvie proporzioni di velocità, fisicità e ritmo, s'intende.
Però con Saby il Rovigo vinse lo scudetto nel 1976 con un girone di ritorno in crescendo, con una grande rimonta culminata con la vittoria nell'ultima giornata in casa del Brescia (e si trattò in pratica di una finale, in quanto Brescia e Rovigo si presentarono all'ultima partita a pari punti in testa alla classifica)
E chi dice il contrario? Però il Rovigo di Saby praticava un rugby anzianissimo ed io considererò sempre quella squadra come in grado di perdere uno scudetto già vinto. Il Rovigo di James è stato invece il Rovigo più forte di sempre per dominio del campionato ed avanguardia nel proprio gioco e nella capacità di attuarlo.
NO ALLO SPOSTAMENTO DEL MONUMENTO DEDICATO A MACI BATTAGLINI!:

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Re: Il rugby mi ha tolto dalla strada

Messaggio da GRUN » 27 ott 2009, 15:41

Dopo alcune amene e piacevoli divagazioni ritorno sulla partita.
Come sopra ricordato in quel primo tempo il torto azzuuro fu di non convertire in punti il volume di gioco sviluppato. Purtroppo a contribuire negativamente fu una giornataccia, dalla piazzola, di Bettarello. Su Bettarello si scrisse, in quegli anni, di tutto e di più: c'erano detrattori feroci e sostenitori inscalfibili, amici e nemici, favorevoli e contrari. Per quello che può contare (e vale veramente un dollaro bucato...) il mio giudizio, io penso che, accettate tutte le contraddizioni ed i cortocircuiti di un uomo complesso dai percorsi rubgbistici non sempre facili da comprendere, sia stato un mediano di apertura di livello superiore, con grande conoscenza del gioco e sapere tattico raffinato. Purtroppo gli capitava, talvolta, di accusare la pressione e d'incappare in controprestazioni allorché si trattava di mettere in mezzo ai pali punizioni e trasformazioni: e purtroppo, in quel pomeriggio rodigino, i draghi s'impossessarono di Stefano Bettarello. Dopo le prime felici conversioni iniziò un rapporto conflittuale tra lui ed i pali, con errori in serie, alcuni dei quali difficili da spiegare, considerando le qualità balistiche del giocatore. I fischio di Pogutz chiuse il primo tempo con gli italiani sotto 6-15 e, incredibilmente, molte recriminazioni.

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Re: Il rugby mi ha tolto dalla strada

Messaggio da billingham » 27 ott 2009, 15:56

GRUN ha scritto:Dopo alcune amene e piacevoli divagazioni ritorno sulla partita.
Come sopra ricordato in quel primo tempo il torto azzuuro fu di non convertire in punti il volume di gioco sviluppato. Purtroppo a contribuire negativamente fu una giornataccia, dalla piazzola, di Bettarello. Su Bettarello si scrisse, in quegli anni, di tutto e di più: c'erano detrattori feroci e sostenitori inscalfibili, amici e nemici, favorevoli e contrari. Per quello che può contare (e vale veramente un dollaro bucato...) il mio giudizio, io penso che, accettate tutte le contraddizioni ed i cortocircuiti di un uomo complesso dai percorsi rubgbistici non sempre facili da comprendere, sia stato un mediano di apertura di livello superiore, con grande conoscenza del gioco e sapere tattico raffinato. Purtroppo gli capitava, talvolta, di accusare la pressione e d'incappare in controprestazioni allorché si trattava di mettere in mezzo ai pali punizioni e trasformazioni: e purtroppo, in quel pomeriggio rodigino, i draghi s'impossessarono di Stefano Bettarello. Dopo le prime felici conversioni iniziò un rapporto conflittuale tra lui ed i pali, con errori in serie, alcuni dei quali difficili da spiegare, considerando le qualità balistiche del giocatore. I fischio di Pogutz chiuse il primo tempo con gli italiani sotto 6-15 e, incredibilmente, molte recriminazioni.
bentornato grun! tra poco ti mando posta ;)
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Re: Il rugby mi ha tolto dalla strada

Messaggio da GRUN » 27 ott 2009, 15:59

Nei giorni del rugby dei padri le squadre, nel corso del breve intervallo, rimanevano in campo. In quel breve lasso di tempo si vide, sul prato del Battaglini, il grande Mourie arringare con foga la squadra. Il grande capitano neozelandese aveva capito che non era pomeriggio da merende e che non sarebbe stato facile portare a casa la partita. Come già scritto i neozelandesi venivano da un tour logorante in terra di Albione e pochi giorni prima avevano vinto di strettissima misura una battaglia tremenda contro l'Inghilterra, in un match intenso e logorante. Mourie era consapevole che nei muscoli suoi e dei compagni gironzolavano insidiose tossine e che nel finale di match gli all blacks avrebbero potuto accusare un cedimento. E' probabile che partì un'esortazione a chiudere la pratica entro venti minuti.
Alla ripresa del gioco i neozelandesi attaccarono con ferocia, piantando le tende nella metà campo italiana. Le leggende che per anni tramandarono di un secondo tempo azzurro trascorso ad annusare l'area di meta avversaria sono smentite dalle riprese televisive: nei primi venti minuti della ripresa fummo costretti ad indossare l'elmetto e a scendere in trincea. Ma fu forse quello il capolavoro italiano: gli uomini in nero bussarono, bussarono forte, bussarono con prepotenza e maleducazione. Gli italiani non aprirono.

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Re: Il rugby mi ha tolto dalla strada

Messaggio da GRUN » 27 ott 2009, 16:15

La porta rimase chiusa, uomini enormi in maglia nera ed ammantati di leggenda vennero respinti senza tanti complimenti. Bargelli, De Anna, Mariani, Artuso, Basei si consumarono in un lavoro tremendo, corpo contro corpo, fibra contro fibra. Robazza, uomo propenso a sacrifici che avrebbero fatto la gioia di Sant'Ignazio di Loyola, si trasfigurò in terza linea aggiunta, placcando tutto quello che tremolava sopra i fili d'erba. Persino Bettarello capì che non era giorno da rimanere al calduccio nella tasca e ci mise il corpo. Tutti, ma proprio tutti, difesero sul serio. Così sul serio che al 60' il punteggio era ancora fermo sul 15-6 per la Nuova Zelanda.
Al 61' Pogutz fischiò una punizione a favore degli All Blacks, nella metà campo italiana ma in posizione molto angolata. Tutti si sarebbero aspettati il calcio fuori e la rimessa laterale apochi metri dalla nostra linea di meta (anche se con lancio di Robazza, allora il regolamento era diverso...). Invece tra lo stupore di molti, Mourie invitò Wilson, che aveva sostituito l'infortunato Newson, a cercare la via dei pali. Il pubblico fischiò, irridendo il capitano neozelandese e non capendo che quella era invece l'attestazione della nostra consistenza ed il riconoscimento della nostra forza.

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Re: Il rugby mi ha tolto dalla strada

Messaggio da yary » 29 ott 2009, 10:14

GRUN ha scritto:Un affettuoso saluto all'amico Sanzen (che l'amarone sia con lui...). Sì, caro vescovo moro, nel pomeriggio continuerò.
A Ersì, te possino... Sarebbe fantastico, poi metterremmo te a cuocere la porchetta, L3gs ed Enrica Quaglio a girare la polenta, Marco Pastonesi a bere er vino de li castelli ed il moderatore Billingham a suonare la mazurka con la sua band... Non vedo l'ora.
Sono ancora in attesa ma credo che, con il sopravanzare del nonno inverno, questo appuntamento-proposta non possa che essere messo in discussione.
Siamo alle solite, facciamo...facciamo e poi?
La porchetta la preparerà e la cuocerà l'ormai super esperto F.B. che di porchette ne ha cotte a iosa; non lo sapevi eh Grun? Eccoti svelata un' altra cosa che non sapevi, il signorino n°7 e un capacissimo manipolatore di carni suine.
Io, da parte mia, posso indossare l'abito da sommelier che, oltre a coltivare la vigna di famiglia, mi occupo di commercio del nettare di Bacco.
La polenta dalle nostre parti si mangerà una volta ogni 5 anni per cuii demando l' incarico a chi invece se ne intende più di me.
Al limite, signor Grun, toccherà a te preparare una "cofana" di trenette al pesto.
V'è venuta fame? Allora non c'è che da metterci daccordo, il posto ce l'ho per ospitare qualcuno di voi.
Datevi una mossa
Amo il rugby non perché è violento, ma perché è intelligente. Françoise Sagan

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